Prospettive

marzo 12, 2010

Stasera, dopo una lunga giornata, buona parte della quale passata davanti a un pc e con una cuffia sulle orecchie per cercare di vendere prodotti media-shopping al lavoro, ho terminato la visione del pdf definitivo del mio libro già impaginato, al quale ormai manca solo la data d’uscita, che sarà comunque prossima.

Non ho intenzione di sparare alcun retorico ‘pistolotto’ su quanto sembri incredibile vedere un mio lavoro con su impresso il logo di un marchio editoriale conosciuto, e quanto questo ‘evento’ simboleggi per me un punto d’arrivo e un punto di partenza: come diceva Danny Glover nel ruolo del sergente Ritzick della saga ‘Arma Letale’ “sono troppo vecchio per queste stronzate!” . Non che non senta riconoscenza nei confronti della vita per questo; ma non è un buon motivo per farsene tanto vanto e trasformare questa riflessione personale in una pubblica condivisione infiocchetata e tronfia… Non ancora almeno! Comunque sia, dove eravamo? Ah certo! Dicevo:

Ero lì, con su inforcati i miei occhiali da vista, a grattare il mento coperto da mesi da una barba sì curata ma sempre ispida al tatto, una barba che cinge l’ovale giovane ma poco levigato del viso, una barba che sa di inaccessibile alla mia  percezione di me stesso. Una barba fatta forse per respingere, e che si accompagna a quel sapore dal retrogusto amaro che da qualche mese è maturato come un fiore di fango nelle papille del mio sentire. Quel sapore che ho deciso di battezzare come “il gusto dei 30 anni”: significa avere un filtro, una sorta di pellicola trasparente sulle ‘papille gustative del proprio sentire’, che impedisce di gustare a fondo le emozioni e le soddisfazioni; una pellicola che si sedimenta anno dopo anno, delusione dopo delusione, che ha la stessa funzione precauzionale del tatto e del sentire dolore, perché rende prudenti; ma, come diceva Paracelso, medico e alchimista dell’antica Roma, il rimedio non sta nell’humus, cioé nel ‘cosa’, ma nella giusta dose. Per cui, è giusto sviluppare questo ‘gusto dei 30 anni’, ma è necessario avere cura di dosarlo con la legerezza e l’ottimismo. L’ottimismo e la legerezza: il vivere quotidiano di oggi ci impedisce di non tacciare chiunque esprima con genuinità questi due concetti di ingenuità e qualunquismo; il vivere quotidiano vorrebbe che avessimo paura di tornare alle fondamentali verità senza sentire dentro di noi l’inibizione insana di ritenere tali verità dei luoghi comuni, dei populismi facili, delle banalità. Ma, hei, secondo le sacre scritture, Dio è stato il primo a volere che gli uomini, attraverso danze e canti, e non solo con le parole e i gesti, esprimessero la propria devozione e il voler dire ‘Grazie’ a Lui per i doni della vita e dell’amore; Dio ha chiesto linguaggi universali ai suoi figli per comunicare tra loro e con Lui; Dio ha voluto l’ingegno dell’arte, chiave di volta dei linguaggi universali; quindi, per silloge, Dio è il vero ‘King Of Pop”; per cui, se le verità universali sono davvero tali, allora che le si definisca pure ‘populiste’, perché sono popolari, universali appunto, sono ‘pop’, e quindi… Che Dio benedica le verità banali e populiste! … Qualcuno salverà il mondo emergendo dalla massa, e quel qualcuno non sarà di certo un colto, forbito e disilluso retore ammantato di fascino retrò!

Ero lì, a scorrere allo schermo del pc la bozza corretta che, riga dopo riga, si rifletteva sui miei occhiali, come ora che analizzo tutto questo scrivendo questo articolo, ancora inconsapevole di dove andrò a finire, proprio come quando creo una storia:  come quando ho scritto e poi riscritto questo racconto che è diventato bozza e che ormai è praticamente un ‘prodotto’. Ormai saturo di questa storia che ha già quattro anni di vita e che sta per vedere la luce (alla faccia del parto travagliato!), guardo e riguardo le parole e le frasi con un occhio naturalmente più tecnico e distaccato. C’è sempre la pellicola invisibile del ‘gusto dei 30’ a proteggermi; mi conforta e mi da la consapevolezza di quanto possa essere orgoglioso del fatto che, riuscendo a vedere con occhio distaccato il mio lavoro, sappia fare da me la differenza tra un grafomane e uno scrittore. Tutto liscio, tutto bene, tutto 30’s style (passatemi questa terribile metafora da vj dei cchovani moderni).

A un certo punto, il ‘tutto liscio’ si trasforma in un ‘tutti su con le mani ‘say yeah!’, e con la stessa velocità con cui si gira la manopola dello stereo per ‘cambiare musica’, appunto…

Tutto cambia quando gli occhi si soffermano sui dialoghi. O meglio, laddove nel libro prendono la parola i personaggi femminili: l’ una ‘presente’, e l’altra, l’amore perduto del protagonista, ‘trapassata’ comunque presente…

Tutto il ‘liscio’ diventa ‘rock’ quando fa breccia dentro di me, dopo mesi e mesi, il ricordo di quanto quelle ‘voci femminili’ siano ‘La voce femminile’, che la memoria del mio cuore ha serbato dentro di sé, attendendo il momento e l’occasione di riaffiorare in una qualunque forma; nel mio caso, di un personaggio da romanzo.

Forza, dolcezza, spirito di sacrificio e al contempo grande astuzia psicologica e la capacità di portare l’uomo dove ella vuole sempre e comunque, lasciandolo nella beata convinzione di essere il ‘manovratore’. Tenerezza, prepotenza, impertinenza… Quanto un uomo disamorato dell’amore e desideroso solo di assaporare il suono dei propri pensieri intellettuali taccerebbe tutto questo di populismo… E invece è tutto vero, è tutto qui, reale, esaustivo, perfino appagante. Invece, è tutto qui. Punto.

La pellicola del ‘gusto dei 30’ è stata erosa, qualcosa l’ha scalfita e, anche se per poco, ha permesso che finalmente il piacere delle soddisfazioni personali potesse filtrare libero dal palato allo stomaco, fino al cuore. Se potessi descrivervi il cuore in quel preciso istante, sarebbe come un uomo che ha vagato nel deserto per mesi e che d’improvviso viene investito dalla pioggia. Banale, populista? Sì, solo che io dico “leggero”, “ottimista”, “popolare”, anzi, “universale”, ma fa lo stesso.

Provando quella sensazione ho ricordato alla perfezione perché il romanzo si intitoli “Eyes- l’identità e lo sguardo”: abbandonare le false sicurezze del proprio piccolo mondo, del proprio ego ingombrante e ingannevole, e lasciarsi andare a percepire il mondo con altri occhi; almeno, provare a fare lo sforzo di mettersi negli occhi di chi diciamo di amare per comrpenderlo meglio. Ecco il punto!

Era una sera come questa, quando, quattro anni fa, augurando la buonanotte alla mia ragazza, le scrissi in un sms:

” … Quando mi chiedi perché ti fisso in alcuni momenti, è solo perché cerco di guardare le cose come le vedi tu, per capire il tuo sguardo su quello che vedo anch’io…”. E così che è nata tutta la storia. E, forse, se avessi saputo portare un pò di più nella realtà i propositi che ho trasferito nei personaggi del libro, chi lo sà, forse le cose sarebbero andate diversamente tra me e lei. Ma sono solo ‘forse’, e poi, in ogni cosa nella vita, l’ostacolo più grande e al contempo insormontabile siamo proprio noi stessi. A volte si vince grazie al compromesso, più spesso scendendo a patti con la propria natura.

E così, con un sms d’amore, è nato un romanzo di fantapolitica sul gioco di identità e prospettive in cui, il vero motore immobile, è proprio l’Amore. Banale? Populista? Sì, solo che io preferisco dire ottimista, gioioso, popolare e di certo, non essendo l’unico nella storia dell’umanità che ha cercato nell’arte di rendere e immortalare la prospettiva del prorpio amore, anche universale.

E scusate se è poco.

Buona Notte, Amore.

Cominciamo dalle fonti

febbraio 14, 2010

Salve, per chi da facebook si fosse ritenuto oltremodo martellato dall’annuncio dell’apertura del sito www.eyesofthefuture.it e della preparazione del libro in uscita ad esso legato, il noir fantascientifico “Eyes- l’identità e lo sguardo”, le mie più sincere e profonde scuse.

Per chi poi fosse interessato a saperne di più, sul sito sopra indicato sono appena stati pubblicati gli aggiornamenti: in particolare, cliccando nella finestra ‘cera il futuro qui!’, potete leggere di più sulla trama e sullo scenario futuro disegnato attorno ai personaggi.

Quello che mi interessava era immaginare, magari anche un pò iperbolicamente, le eventuali conseguenze della globalizzazione dei mercati e dell’informazione. Non volevo di certo uno scenario postatomico alla ‘Mad Max’, e nemmeno qualcosa di estremamente sofisticato. Sarà un vezzo rimastomi dall’esperienza attoriale degli anni passati, ma lo scenario non doveva in alcun momento soverchiare la storia e soprattutto le diverse psicologie a confronto dei protagonisti, specie quello centrale, lo scrittore che, come vuole la regola prima del genere noir, è il principale narratore ‘in presa diretta’ dei fatti. E così non è un caso che il libro si chiami “Eyes”: gli occhi sono la chiave; soprattutto il continuo cambio di prospettiva che, in un senso metaletterario, vuol dire prima di tutto portare il lettore nello sguardo del protagonista, il protagonista fuori dai suoi stessi occhie e dentro la testa degli altri attori della storia, e infine, arricchito nel bene o nel male da tale esperienza, di nuovo dentro di sé, ma cambiato: un cambiameto che, si spera, investa infine al lettore stesso.  

Lo scenario ha quindi importanza nella misura in cui questo iter psicologico resti in primo piano. Ma attenzione, proprio in virtù della crucialità delle psicologie, il contesto e le ragioni pratiche che le determinano e le cambiano nel corso degli avvenimenti narrati, rendono i luoghi e i fatti storici creati per questo ‘scenario futuro’ altrettanto fondamentali! E quindi, eccoci nel … futuro: in breve, un mondo orwelliano diviso in grandi blocchi, che altro non sono se non le dirette conseguenze del liberismo spietato attuale e delle successive guerre che hanno opposto un estremismo anti-global e anti-occidentale sempre più determinato e copioso nelle sue fila contro un ‘Mondo Occidentale’ ormai imploso nella sua stessa corruzione: questo creerà terreno fertile per nuove guerre coloniche, fusioni di grandi lobby imprenditoriali e bancarie a loro volta colluse con i governi, e infine la rinuncia dei cittadini comuni ad alcune libertà personali in nome della sicurezza collettiva.

Tutto questo viene da fonti ben note: “V per Vendetta”, “Matrix”, “Fino alla fine del mondo”, “Atto di forza”, “1984” di Orwell. Ma anche, e ve ne renderete conto anche leggendo “Eyes”, da richiami letterari meno immediatamente riconducbili a questo tipo di ambientazione: “Minority Report”, “Scorrete lacrime, disse il polizziotto” di Philip Dick e il dissacrante quanto illuminante “Guida Galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams. Come ho già scritto, nella finesra ‘crea il futuro qui!’ del sito www.eyesofthefuture.it troverete altre notizie sulla trama e il mondo di “Eyes”, ma anche altre fonti cinematografiche e letterarie che possono rivelarsi, nel caso non vi  fossero ancora tutte note, dei preziosi consigli. A queste, mi sento di voler aggiungere qui anche “Il mercato della paura” dei giornalisti di ‘La Repubblica’ Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini, e, sempre in tema di saggio d’attualità, anche “L’Impero di Cindia” di Federico Rampini, sulla genesi dell’attuale avanzata economico-informatica del  ”Terzo Mondo Nuovo Che Avanza’, Cina e India.

A tutto questo, spero di veder aggiungere molto presto anche i vostri consigli, e i vostri personali commenti (o analisi) dei titoli indicati in questo breve elenco e in quello del sito. Vi aspettiamo!

IL FUTURO SECONDO…

febbraio 8, 2010

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Hello world!

febbraio 8, 2010

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